L’editoriale dell’ultimo numero di Innov’azione

Sarà il 2010 l’anno dei deal, degli investimenti in start up innovative? L’anno in cui raggiunta finalmente una certa maturità di sistema sia da parte degli investitori in capitale di rischio, sia da parte dei giovani imprenditori, si vedranno finalmente gli investimenti prendere il via in modo consistente?

Non che negli anni scorsi sia accaduto nulla, non si parte da zero come conferma il rapporto Venture capital monitor di Aifi (Associazione italiana del private equity e del venture capital), Sici (Sviluppo imprese centro Italia) e Liuc Università Carlo Cattaneo che, nel periodo che comprende gli anni dal 2004 al 2008, ha rilevato 89 operazioni di investimento da parte di capitale di rischio in start up innovative italiane o di imprenditori italiani anche se con sede all’estero. Operazioni dal valore medio di 1,3 milioni di euro a fronte, sempre mediamente, di una quota del 40% di aziende con meno di un anno di vita nate soprattutto per iniziativa privata, con sede principalmente in Lombardia e Piemonte e operanti nei settori delle biotecnologie e dell’information communication technology. Il rapporto Vem renderà disponibili dati aggiornati comprendenti gli investimenti del 2009 entro il primo trimestre di quest’anno, nel frattempo è partito anche il Primo osservatorio sulle start up innovative italiane grazie a una iniziativa di Startupbusiness e Associazione Techgarage.

L’ecosistema è cresciuto, non è ancora maturo ma nemmeno più troppo insicuro sulle sue gambe ed è ora che inizi a rischiare un poco di più. Va detto che questa maturazione, o meglio questa crescita giunta a una fase poco più che adolescenziale, è frutto dell’impegno di tutti: degli investitori che puntualmente motivano i loro rifiuti agli imprenditori per dargli nuove possibilità e li invitano a tornare, ai business angel che si sono messi al tavolo a disegnare business plan prendendo per mano idee buone e i giovani con tanta voglia ma ancora poche conoscenze, agli imprenditori stessi che non si sono scoraggiati e continuano a non abbattersi quando ricevono un ‘no’ come risposta alla richiesta di soldi e che proseguono nel dedicare tempo, fatica e risorse per imparare il mestiere dell’imprenditore. È merito anche degli incubatori e dei parchi scientifici e tecnologici che allevano i giovani imprenditori seguendone giorno per giorno la crescita, e di iniziative come la Intesa San paolo start up iniziative che oltre a creare occasione di incontro tra start up e investitori prevede sessioni di formazione intensa per preparare pitching session e business plan. Merito anche di quegli Atenei che hanno avviato corsi di formazione specifici per l’imprenditoria innovativa e delle iniziative, sempre legate alla formazione (tema al quale questo numero di Innov’azione dedica una serie di articoli) che si stanno sviluppando a vari livelli proprio per rispondere in modo specifico alle esigenze dei protagonisti dell’innovazione che si fa impresa (si veda l’articolo Cazza la randa).

Tutti meriti questi che vanno certamente riconosciuti ma che bisogna iniziare a capitalizzare, a trasformare in business e per farlo serve che si apra una stagione di deal, quindi di investimenti in start up, capace di produrre sì qualità ma anche quantità e dare quindi un segnale forte al tessuto economico e ai giovani che decidono di imboccare la strada della creazione d’impresa.

Serve quindi un nuovo passo avanti nella maturazione dell’ecosistema e serve che questo passo lo inizino a fare gli investitori, gli incubatori, i parchi scientifici e tecnologici, gli imprenditori maggiormente illuminati, sono loro che devono aprire la strada e trasmettere il messaggio che i tempi sono maturi. I fondi di investimento ci sono, di nuovi ne nasceranno nel corso del 2010, sia di venture capital sia di seed, sia di origine pubblica sia privata; il fondo High-tech per il Mezzogiorno deve in quest’anno mostrare le sue potenzialità (anche a seguito della soluzione dei problemi che hanno afflitto Quantica per circa nove mesi bloccandone di fatto l’operatività. Quantica è la Sgr che ha conquistato la quota principale del fondo High-tech per il Mezzogiorno).

Serve coraggio e voglia di dimostrare che investire in start up innovative è un business sano e in crescita perché solo così si possono moltiplicare i potenziali casi di successo creando un effetto domino positivo.

Compiere questo passo non sarà semplice, bisognerà continuare a lavorare per rendere più efficace la relazione tra imprenditori, o aspiranti tali, e investitori al fine di rendere più efficace il dialogo e quindi accorciare i tempi delle due diligence che oggi possono durare anche oltre un anno quando dovrebbero essere contenute in un periodo di circa tre mesi.

Se e con quale intensità questo passo avanti sarà compiuto durante il 2010 lo si saprà solo tra qualche mese ma intanto è netta la consapevolezza che per dare non solo slancio e concretezza, ma anche credibilità all’ecosistema è importante che i deal si siglino in modo e quantità significativi.

Emil Abirascid